Anche se ci può costare fatica ammettiamolo: ormai è acquisito che lo stile di vita svolge un ruolo importantissimo relativamente ai rischi di sviluppare gravi patologie. Ad esempio dati ufficiali indicano che circa un terzo dei tumori è direttamente ricollegabile a cause alimentari.
Personalmente credo che la situazione attuale sia da ricondurre all’approccio eccessivamente “industrializzato” che a partire dagli anni 50 ha creato nella generazione dei nostri nonni, dei nostri genitori e, purtroppo, in molti miei coetanei la convinzione che si possa mangiare e bere qualunque cosa perchè comunque ci sono le medicine pronte a risolvere come d’incanto ogni problema. Il risultato è stato un progressivo imbarbarimento delle abitudini alimentari che ci ha portato a privilegiare cibi e prodotti industriali delegando ad altri la scelta della qualità del nostro cibo.
Oggi ci troviamo invasi da milioni di prodotti alimentari precotti, pieni di additivi, eccipienti, esaltatori di sapidità. Contemporaneamente si sono modificati i criteri con cui definiamo i nostri bisogni “primari“: aumentano i denari spesi per vacanze, apparecchiature elettroniche mentre i soldi investiti per acquistare prodotti alimentari di qualità diminuiscono drammaticamente di anno in anno.
Consentitemi di farmi un esempio personale di questa mancanza di visione. Io ho due figli. Il più grande frequenta la scuola elementare dove pranza insieme ai suoi compagni 4 giorni su 7 da settembre a maggio. Ebbene da 3 anni cerco di convincere i dirigenti della scuola che si potrebbe, anzi si dovrebbe, investire sul miglioramento della qualità della mensa. Preciso che non parlo di sapore o quantità di cibo ma di filiera corta, stagionalità dei prodotti, equilibrio delle proteine e di materie prime di provenienza biologica o comunque certificata.
La risposta più frequente che ottengo (quando la ottengo) è che la mensa è “a norma” come se ciò ci affrancasse dall’impegno morale che abbiamo con i nostri figli per garantire loro le migliori condizioni per crescere sani e al riparo da ogni possibile rischio. Essere a norma è condizione necessaria ma non sempre sufficente per offrire un buon servizio. Il risultato è che, poichè forse costa meno (sottolineo forse), continuiamo a servire ai bambini pasti senza legumi, a base di proteine animali, poveri di verdure di stagione ma con tanto formaggio, prosciutto, pomodoro e grossi pesci di provenienza esotica.
Ho fatto riferimento ad un fatto personale per sottolineare la cosa che più mi preoccupa nell’affrontare quotidianamente tematiche legate al benessere, cioè la tendenza delle persone e delle istituzioni ad essere a parole a favore della prevenzione, della corretta educazione alimentare, per poi preferire nella “vita reale” altre scelte forse più facili da gestire nell’immediato ma non prive di ombre e pericoli nel medio e lungo periodo. Rendiamoci finalmente conto che tutto ciò che introduciamo nell’organismo influisce sul nostro stato di benessere psicofisico.
Ci sono decine di testi che dimostrano come il cibo possa influire in bene o in male sulle capacità di apprendere e sul comportamento. E questo vale anche per gli integratori che spesso vengono utilizzati per riequilibrare condizione nutrizionali non adeguate.
Ma di questo parleremo più specificatamente in un prossimo articolo.