Categoria: Certificazioni


Abbiamo ricevuto molti messaggi che ci chiedono se la Spiruviva è un nuovo prodotto e che caratteristiche ha.

Augurandoci di essere utili abbiamo deciso di rispondere in modo visibile a tutti sul blog.

A Partire da maggio 2001 abbiamo rinnovato l’immagine della linea Greenology. Il prodotto rimane lo stesso, ciò che cambia è la grafica e il nome. Da adesso in poi infatti ogni prodotto avrà un nome specifico.

Oltre che per rendere più attuale e, a nostro giudizio, bella la confezione e l’immagine abbiamo voluto offrire ai nostri Clienti la certezza che quando decidono di utilizzare la nostra spirulina possano effettivamente trovare quello che cercano e non essere dirottati su altri marchi.

Il restyling è avvenuto in concomitanza del lancio del progetto Bioearth Nutriterapia Algale che abbiamo presentato al convegno Pianeta Nutrizione e con cui saremo presenti al congresso di Alimentazione Antiage il prossima 4 giugno a Parma.

Come ulteriore novità abbiamo cercato di dare voce alle richieste di molti nostri Consumatori fornendo un’ulteriore garanzia sulla SpiruvivaGreenology: ogni lotto di prodotto finito verrà testato per certificare l’assenza di glutine in modo che anche le persone che non possono o vogliono entrare in contatto con tale sostanza possano beneficiare in massima sicurezza dei benefici nutrizionali di Spiruviva Greenology.

 

786448_85681721Rispondiamo pubblicamente a tutte le amiche e gli amici che ci hanno chiesto quale posizione avessimo adottato noi di Bioearth nei confronti degli animali.
Sui nostri prodotti infatti non compare alcun simbolo o dicitura che menzioni la nostra politica Cruelty Free e quindi molti di voi ci hanno chiesto spiegazioni.
Come tutti voi, Bioearth ha molto a cuore la protezione e la salvaguardia degli animali ed è contro i test che possono provocare grandi sofferenze a tutti i nostri piccoli amici.

La nostra posizione a riguardo è molto chiara ed è improntata alla massima serietà e trasparenza: i nostri prodotti infatti non sono testati su animali, né dal punto di vista del prodotto finito, né dal punto di vista delle materie prime.
Sappiate che non eseguiamo personalmente i test, né li commissioniamo ad altre aziende.

Per poter stampare il marchio Cruelty Free sulle confezioni dei nostri cosmetici è necessaria una nostra dichiarazione che escluda – appunto – il test su animali per quanto riguarda ingredienti e prodotti finiti.
Ma non basta: per poter utilizzare quel marchio bisogna anche pagare una fee.
E’ chiaro che queste dichiarazioni altro non sono che autocertificazioni, poiché è l’azienda stessa che certifica di non avere effettuato tali test.
Che garanzie offre allora questo marchio al consumatore?
Ce lo siamo chiesti e la risposta che ci siamo dati è che il marchio in se stesso non offre nessuna garanzia in più rispetto a quella che offriamo già noi con la nostra serietà, i nostri comportamenti attenti e la nostra filosofia aziendale.

In particolare Paolo Adorni – fondatore di Bioearth – ha voluto fare alcune precisazioni a riguardo: “Per chiarezza occorre specificare che il sigillo ufficiale non significa che gli ingredienti presenti non sono mai stati testati su animali perchè anche la maggior parte di essi sono stati, in qualche momento del passato quando la sensibilità verso gli animali era minore, provati su animali.
Queste dichiarazioni ed altre dichiarazioni sono di fatto delle autocertificazioni. Sulla base di ciò abbiamo ritenuto con grande serenità e senso di responsabilità e trasparenza verso i nostri Clienti che esibire il bollino non rappresentasse una garanzia migliore di quella che già offriamo. La nostra storia dimostra che fin dall’inizio della nostra attività abbiamo operato e formulato senza testare i prodotti su animali e abbiamo chiesto ai fornitori di poter acquistare materie prime non testate”.

shutterstock_59590645La dermatite allergica da contatto è un fenomeno sempre più comune che interessa un numero crescente di persone. Viene essenzialmente causata dal contatto e dalla penetrazione nella cute di uno o più allergeni verso i quali il paziente si è precedentemente sensibilizzato. Negli ultimi anni hanno suscitato un notevole interesse le dermatiti allergiche da contatto causate da cosmetici, che possono dare origine a reazioni sia locali sia sistemiche. Tra le sostanze più frequentemente implicate nella genesi delle dermatiti allegiche da contatto (DAC) c’è il nichel, che ha un ruolo di primo piano, anche per la sua larghissima diffusione.

L’allergia da nichel (dermatite allergica) è la forma più comune di dermatite da contatto (DAC) nei paesi occidentali. Colpisce il 10% della popolazione generale, in maggioranza le donne, questo perché il nichel è contenuto, sotto forma di impurità, oltre che in gioielli e bigiotteria, in molti prodotti cosmetici, quali ombretti, mascara, rossetti, fondotinta, detergenti, creme idratanti e nutrienti, lacche per capelli, tinture. Importanti studi che hanno incluso nella sperimentazione anche soggetti con dermatiti da contatto hanno dimostrato che la maggior parte dei pazienti considerati allergici al nichel non dimostravano reattività per concentrazioni inferiori a 1 ppm. Il limite di tolleranza raccomandato è quindi pari a 1 ppm (1 mg/kg). La diffusione delle allergie da contatto è un problema di vasta portata, tanto che poter dichiarare la non rilevabilità di sostanze notoriamente allergizzanti in un prodotto costituisce sicuramente un plus rispetto a prodotti analoghi, in particolare per il make up e per le creme, che restano a contatto con la pelle per molte ore nel corso della giornata.

Nel 2003 l’Arpa del Piemonte ha pubblicato che ha evidenziato che la presenza di nichel è praticamente comunissima nella maggior parte dei prodotti che si trovano in commercio e che essa “è sicuramente significativa per quanto riguarda i problemi di dermatiti legati a fenomeni di sensibilizzazione” I risultati ottenuti da queste analisi danno evidenza delle diffusione del nichel nei cosmetici in commercio. Riscontrare la presenza di nichel nei prodotti cosmetici non è evidentemente un fatto sporadico, ma è invece piuttosto frequente. Se non desta preoccupazioni, dal punto di vista delle reazioni allergiche, la presenza di quantitativi molto bassi, inferiori al valore soglia di 1 mg/kg, deve invece essere considerato preoccupante il superamento di questo limite.

Tra le linee cosmetiche Bioearth i prodotti Aloebase e Bioprotettiva sono testati per il Nickel e sono quindi particolarmente indicati per chi ha difficoltà con questa sostanza.

bio verdureCon cadenza regolare, specie nei periodi estivi o quando si devono riempire gli spazi vuoti sui giornali o sui blog, torna alla ribalta la questione della presunta “inutilità” dei prodotti biologici.
Questi articoli, molto utili per alimentare il dibattito tra i sostenitori del bio e coloro che invece lo ritengono a priori una moda non particolarmente interessante, hanno a mio giudizio il limite di affrontare l’argomento in modo superficiale.

Stasera, intanto che preparo una presentazione per una serata dedicata all’integrazione naturale nello sport, mi è venuta voglia di esprimere il mio punto di vista.

Leggendo il resoconto dell’ennesimo studio che, scoprendo l’acqua calda, conclude che gli alimenti bio non sono più nutrienti di quelli convenzionali la prima cosa che verrebbe da chiedersi è da quali presupposti sono partiti per impostare la ricerca.

Se cercavano di dimostrare l’impossibile è chiaro che ci sono riusciti. Bravi: sono infatti riusciti a scoprire che nei prodotti bio non ci sono più proteine, più grassi o più zuccheri rispetto ai prodotti convenzionali. Leggi Tutto »

Anche se ci può costare fatica ammettiamolo: ormai è acquisito che lo stile di vita svolge un ruolo importantissimo relativamente ai rischi di sviluppare gravi patologie. Ad esempio dati ufficiali indicano che circa un terzo dei tumori è direttamente ricollegabile a cause alimentari.

bio su pratoPersonalmente credo che la situazione attuale sia da ricondurre all’approccio eccessivamente “industrializzato” che a partire dagli anni 50 ha creato nella generazione dei nostri nonni, dei nostri genitori e, purtroppo, in molti miei coetanei la convinzione che si possa mangiare e bere qualunque cosa perchè comunque  ci sono le medicine pronte a risolvere come d’incanto ogni problema. Il risultato è stato un progressivo imbarbarimento delle abitudini alimentari che ci ha portato a privilegiare cibi e prodotti industriali delegando ad altri la scelta della qualità del nostro cibo.

Oggi ci troviamo invasi da milioni di prodotti alimentari precotti, pieni di additivi, eccipienti, esaltatori di sapidità. Contemporaneamente si sono modificati i criteri con cui definiamo i nostri bisogni “primari“: aumentano i denari spesi per vacanze, apparecchiature elettroniche mentre i soldi investiti per acquistare prodotti alimentari di qualità diminuiscono drammaticamente di anno in anno.

Consentitemi di farmi un esempio personale di questa mancanza di visione. Io ho due figli. Il più grande frequenta la scuola elementare dove pranza insieme ai suoi compagni 4 giorni su 7 da settembre a maggio.  Ebbene da 3 anni cerco di convincere i dirigenti della scuola che si potrebbe, anzi si dovrebbe, investire sul miglioramento della qualità della mensa. Preciso che non parlo di sapore o quantità di cibo ma di filiera corta, stagionalità dei prodotti, equilibrio delle proteine e di materie prime di provenienza biologica o comunque certificata.

La risposta più frequente che ottengo (quando la ottengo) è che la mensa è “a norma” come se ciò ci affrancasse dall’impegno morale che abbiamo con i nostri figli per garantire loro le migliori condizioni per crescere sani e al riparo da ogni possibile rischio. Essere a norma è condizione necessaria ma non sempre sufficente per offrire un buon servizio. Il risultato è che, poichè forse costa meno (sottolineo forse), continuiamo a servire ai bambini pasti senza legumi, a base di proteine animali, poveri di verdure di stagione ma con tanto formaggio, prosciutto, pomodoro e grossi pesci di provenienza esotica.

Ho fatto riferimento ad un fatto personale per sottolineare la cosa che più mi preoccupa nell’affrontare quotidianamente tematiche legate al benessere, cioè la tendenza delle persone e delle istituzioni ad essere a parole a favore della prevenzione, della corretta educazione alimentare, per poi preferire nella “vita reale” altre scelte forse più facili da gestire nell’immediato ma non prive di ombre e pericoli nel medio e lungo periodo. Rendiamoci finalmente conto che tutto ciò che introduciamo nell’organismo influisce sul nostro stato di benessere psicofisico.

Ci sono decine di testi che dimostrano come il cibo possa influire in bene o in male sulle capacità di apprendere e sul comportamento. E questo vale anche per gli integratori che spesso vengono utilizzati per riequilibrare condizione nutrizionali non adeguate.

Ma di questo parleremo più specificatamente in un prossimo articolo.

Un grande errore che noi maschietti facciamo spesso è disinteressarci dell’argomento cosmetici pensando che sia cosa da donne.

naturalmente belliE’ certamente difficile sconfiggere le convenzioni sociali che a molti di noi fanno prendere come modello lo stereotipo del maschio truce, cattivo e magari un po’ sporco. La realtà però è che, anche senza volerlo, siamo fin da piccoli a contatto con decine di prodotti cosmetici e, quindi, con centinaia di sostanze chimiche, spesso sgradite che sono in essi contenute.

Anche senza considerare che a tutti, compreso al più rude dei cowboy piace nell’intimità della sua stanza da bagno “pasticciare” con creme, contorno occhi e prodotti che spesso manda la mamma, la fidanzata o la moglie ad acquistare per lui, non dobbiamo dimenticare che dentifricio, colluttorio, deodorante, shampoo e saponi sono cosmetici con cui abbiamo a che fare da quando siamo nati. Ciò con cui ci laviamo i denti, che ci mettiamo sulla pelle, in bocca, sui capelli penetra poi nel nostro organismo.

Da ciò consegue che chiunque, maschio o femmina, deve essere consapevole dell’importanza di scegliere prodotti cosmetici per tenere sotto controllo in prima persona il numero e la qualità di sostanza chimiche sgradite con cui veniamo in contatto.

Anche se si tratterà di un processo lungo e complicato (ricordiamoci che ci sono voluti anni per ammettere ufficialmente le relazioni tra fumo e numerose patologie. La stessa cosa si è ripetuta con l’eternit: si è continuato a produrlo e utilizzarlo per  anni prima che “ufficialmente” si decretasse la sua pericolosità) cominciano a essere disponibili i primi studi che, sia pur in modo iniziale e a piccola scala, pongono dubbi sull’innocuità di alcune sostanze comunemente presenti in cosmetici anche con marchi prestigiosi o venduti da aziende dalla presunta vocazione naturale.

A tale proposito mi sento ancora una volta di rinnovare l’invito all’acquisto critico: non fidiamoci del nome, di quanto il prodotto sia pubblicizzato in tv, degli eventuali fiorellini sulla confezione o dei profumi accattivanti che richiamano emozioni agresti, floreali o alimentari. Leggiamo sempre gli ingredienti, andiamo oltre alla parola “naturale” che si trova ormai ovunque.

Chi fosse andato a visitare il Cosmoprof, il salone della bellezza che si è tenuto a Bologna circa 2 settimane fa, avrebbe letto ovunque frasi tipo “prodotto naturale”, “contiene estratti naturali”. Francamente molti di queste affermazioni, benchè formalmente legali, sono assolutamente superficiali e imprecise. In molti casi si presentano con naturali prodotti che contengono un estratto di pianta anche se poi è affogato tra decine di altri ingredienti quali conservanti, emulsionanti, coloranti, profumi sintetici.

Non sarà allora il caso di iniziare seriamente, uomini compresi, a rendersi conto che ciò che ci mettiamo su viso, corpo, capelli e altrettanto importante di quello che mangiamo per il nostro benessere presente e futuro. Non diamo sempre per scontata l’equazione grande marchio=altà qualità e maggiori controlli e soprattutto non accettiamo di usare alcune sostanze solo perché non sono, per ora, vietate. Delegare ad altri il compito di prendersi cura del nostro benessere è un errore che non dovremmo più commettere.TBS

I prodotti puliti, efficaci e gradevoli ci sono e spesso sono anche meno cari degli altri.

Diamoci una mossa e approfittiamone.

Com’erano le cose fino ad ora:

Beauty on VacationsFino a prima della nuova normativa europea (già definita e che entrerà in vigore nel 2013) nella classificazione dei prodotti solari si consideravano solo i raggi UVB. L’efficacia dei filtri solari nei confronti di tali raggi si valutava con il fattore di protezione (Sun Protection Factor: SPF) che indica il rapporto tra la dose minima che causa eritema di esposizione al sole con filtro e senza filtro. In altre parole, una persona che può stare al sole senza scottarsi per 10 minuti con un filtro solare a protezione 6 potrà stare al sole senza scottarsi per 60 minuti.

Problemi che si sono evidenziati con questa metodologia

Con il progredire delle conoscenze ci si è resi conto che le cose non erano e non sono così semplici: occorre infatti prestare attenzione (ancora una volta concedetemi di rinnovare l’invito all’acquisto critico) ad alcuni importanti informazioni su cui spesso molte aziende avevano la tendenza ad non approfondire. Poiché il fattore di protezione viene valutato con una metodica standard in laboratorio, non possiamo pensare di fare questi conti nella realtà. Infatti il test è condotto utilizzando 2 mg/cm2 di prodotto spalmato in modo omogeneo. Si è infatti verificato che nelle reali condizioni di utilizzo il consumatore mediamente ne utilizza circa la metà. La protezione nelle reali condizioni d’uso può quindi molto spesso essere minore di quella indicata sulla confezione.

Rimedi e migliorie al metodo di classificazione

Al fine di promuovere e garantire un uso più consapevole e corretto dei prodotti solari i legislatori europei hanno giustamente rilevato che la codifica delle creme con i numeri SPF crea spesso false aspettative (perché come abbiamo visto prima si riferisce a condizioni d’uso che molto difficilmente sono quelle reali) e confusione perché non tutti ne conoscono il significato. La raccomandazione dell’UE sull’etichettatura dei prodotti solari prevede quindi una maggior chiarezza rispetto all’uso dei soliti fattori di protezione.

Nuovo approccio alla classificazione

Sono state definite solo 4 categorie di classificazione. Queste categorie, possono essere certamente accompagnate da indicazioni “numeriche”, ma sono comunque da sole sufficienti a definire la protezione secondo il seguente schema ufficiale:

Allo scopo di evitare messaggi ingannevoli saranno inoltre vietate diciture come “protezione totale” (o “sun block“): ricordate che non esistono filtri in grado di dare questo tipo di copertura né di proteggere al 100% dalle radiazioni solari.Gruppo

Per SPF minore di 6 non si può vantare alcuna protezione solare.

Nuove informazioni ai consumatori

La nuova normativa, che abbiamo prontamente recepito e adottato anche se non in obbligo di farlo, esorta e invita anche a informare i consumatori fornendo indicazioni generali per meglio evitare i rischi dell’eccessiva esposizione al sole. Sul volantino promozionale della linea Bioearth Sunline infatti abbiamo dedicato una pagina intera a fornire le indicazioni generali suggerite dall’Europa in materia di esposizione al sole.

La questione dei raggi UVA

Un altro elemento fondamentale introdotto dalla nuova normativa è il riferimento alla qualità delle protezione che deve tenere conto anche dei raggi UVA. Si deciso che il fattore minimo di protezione degli UVA sia almeno 1/3 del fattore solare UVB indicato.

Il “vecchio” modo di classificare i solari solo con il SPF può dunque essere pericoloso per il consumatore. Se infatti si compra un prodotto solo per l’informazione (che abbiamo visto essere già fuorviante per la diversità tra la teoria e le condizioni d’uso) fornita dal SPF, se tale prodotto ha elevato SPF ma bassa protezione UVA, si rischia di sentirsi erroneamente protetti e quindi di esporsi eccessivamente rischiando conseguenze.

L’approccio Bioearth ai prodotti solari: Bioearth Sunline

Nello sviluppare la nostra nuova linea Bioearth Sunline abbiamo tenuto conto delle nuove indicazione. Poiché pensiamo a noi stessi come ai primi clienti Bioearth ci siamo sentiti in dovere di proporre dei prodotti che fossero in linea con le indicazioni di sicurezza più evolute. Sarebbe certamente stato più facile e economico utilizzare i criteri tradizionali, ancora ammessi dalla legge fino al 2013. Ma poiché noi utilizziamo veramente i prodotti che produciamo sarebbe stato come tradire le nostre convinzioni e deludere noi stessi prima che gli altri nostri clienti.

Il risultato è che dopo mesi di prove e ricerche abbiamo formulato una linea di prodotti solari che rappresenta quanto di meglio il mercato internazionale possa offrire per pulizia delle formule, realizzate con basi AIAB compatibili, gradevolezza e efficacia protettiva.

L’efficacia e la sicurezza dei prodotti sono affiancate da informazioni trasparenti e complete. Perché secondo noi questo è come deve lavorare chi crede veramente nella cultura del naturale.

La formaldeide è un composto chimico la cui formula è HCHO. Questo sostanza esercita una forte azione antibatterica e viene utilizzata come disinfettante e conservante.

La pericolosità della formaldeide.

Barrel throwing toxic liquid (skull shaped pool)La formaldeide era classificata fino al giugno 2004 come “probabile cancerogeno per l’uomo” ma le informazioni provenienti dai nuovi studi disponibili hanno rafforzato le prove a favore della sua cancerogenicità. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha dunque classificato l’agente chimico formaldeide come “cancerogeno per l’uomo” sulla base della acquisizione e della valutazione di nuovi studi.

Nonostante la Comunità Europea abbia da tempo bandito l’uso della formaldeide “pura” sia nei prodotti finiti pronti per l’uso che nelle materie prime, il rischio di venire a contatto con questa dannosissima sostanza non è assolutamente scongiurato.

Vediamo il perché:

Provenienza dei prodotti: i cosmetici che vengono prodotti da paesi extracee (la Cina innanzi tutto) non presentano le stesse garanzie di quelli prodotti in Europa.

Presenza di succedanei della formaldeide (cessori di formaldeide): molti prodotti realizzati in Europa, magari anche da marchi prestigiosi (o presunti tali) ci espongono al rischio formaldeide. Infatti la normativa in vigore permette l’utilizzo di succedanei della formaldeide: due molecole, precisamente la imidazolidinil-urea e la diazolidinil-urea, sono permesse come conservanti antimicrobici nei cosmetici ma agiscono da “cessori di formaldeide”. 
In sostanza vuol dire che tali sostanze che vengono a contatto con la nostra pelle cedono formaldeide inibendo la crescita batterica all’interno del prodotto.

Ecco quindi l’importanza di fare scelte consapevoli. Sono certo che nessuno di noi consciamente decide di venire in contatto con delle sostanze cancerogene. Impariamo quindi a leggere le etichette dei prodotti che compriamo. Non fidiamoci solo dei nomi delle aziende, delle loro dimensioni o della loro presunta vocazione naturale. Se nell’elenco degli ingredienti dei prodotti che  acquistiamo compaiono: “ Imidazolidinyl Urea ” e  “ Diazolidinyl Urea “ significa che usando il prodotto veniamo in contatto con elementi potenzialmente cancerogeni. Leggere le etichette in modo critico diventa quindi una forma di autodifesa e di protezione.

A questo proposito segnalo che nessun prodotto Bioearth contiene cessori di formaldeide.

Contattateci per avere maggiori informazioni su come leggere gli ingredienti di un cosmetico.

La salute si mantiene anche con piccole grandi scelte quotidiane.

Noni-lgNegli ultimi mesi sono sempre più numerosi gli articoli che riguardano i nostri prodotti pubblicati online o sulle riviste. In questo caso sono lieto di segnalare un link ad uno dei più importanti blog di rimedi alternativi, in cui proprio oggi è stato pubblicato un articolo relativo al succo di noni. Il Noni (Morinda Citrifolia) è uno dei rimedi naturali più venduti nel mondo. Noi l’abbiamo scoperto vari anni fa durante un viaggio d’aggiornamento negli USA.

In occasione di una fiera a Los Angeles abbiamo avuto l’occasione di conoscere uno dei più importanti coltivatori di Noni del Sud America. Con lui abbiamo discusso della possibilità di farci produrre dei frutti certificati Bio in modo da soddisfare i nostri standard di qualità. Dopo qualche mese abbiamo dato il via libera alla produzione di succo di noni, sia puro che con polpa (unici in Italia). Al contrario di altre aziende noi importiamo direttamente il nostro succo, di cui seguiamo direttamente tutte le fasi della produzione, dalla coltivazione alla “spremitura”. Siamo stati tra i primi ad ottenere la dichiarazione di equivalenza, fondamentale per avere il permesso di commercializzare il prodotto in Europa, e i primi in Italia e presentare e registrare il Succo di Noni Biologico. Stiamo avendo veramente tantissimi riscontri positivi da persone che utilizzano il nostro succo di noni, sia per i risultati ottenuti che per la qualità.
Vi invito quindi a leggere l’articolo seguento il link sul blog Rimedi Naturali.

Spirulina certificata BioearthQuando abbiamo deciso di commercializzare la spirulina non ci siamo accontentati: abbiamo infatti deciso di concedere la nostra fiducia solo ai prodotti migliori, che fossero assolutamente sicuri per la nostra salute.
E’ per questo che abbiamo voluto ricorrere a numerose certificazioni che attestassero la bontà della nostra spirulina e ne garantissero la massima sicurezza ed efficacia.
Sarebbe bene, prima di comprare questo prezioso alimento verde, informarsi sulle certificazioni che ha ricevuto, poichè un prodotto non è certo uguale all’altro e – come per ogni cosa – esistono diverse qualità e differenti garanzie che è bene conoscere, per non fare un acquisto avventato e poco salutare.
Ecco quali riconoscimenti italiani ed internazionali abbiamo ottenuto:

  • HACCP Food Safety Management: attesta che la nostra Spirulina è stata coltivata secondo gli standard di qualità riconosciuti da HACCP Management;
  • CCPB: è l’organismo italiano con cui abbiamo collaborato per definire gli standard della certificazione bio per microalghe e Spirulina. Il CCPB ha certificato il nostro prodotto come Bio;
  • NATURLAND: questa è una certificazione Bio tedesca. Consente di utilizzare all’interno del processo produttivo unicamente ingredienti vegetariani e biologici;
  • OCIA-IFOAM: la nostra è l’unica Spirulina al mondo che abbia ottenuto la certificazione Bio secondo questi standard;
  • ECOCERT: la certificazione Bio francese;
  • ISO 14001: è prodotta secondo gli standard di salvaguardia ambientale ISO14001;
  • ISO 9001: è prodotta secondo gli standard di qualità ISO9001;
  • USP: US Farmacopea ha autorizzato Bioearth all’uso del marchio “Ingrediente Verificato” che testimonia la qualità del prodotto ed offre garanzie nutrizionali e di sicurezza;
  • USDA Organic: certificata Bio da IMO, istituto svizzero che agisce per conto del programma Organic del Governo Americano;
  • KOSHER: attesta che la nostra spirulina è coltivata nel rispetto delle severe regole della certificazione ebraica Kosher;
  • HALAL: attesta che la nostra spirulina è coltivata seguendo i dettami della certificazione musulmana Halal;
  • E’ stata inoltre analizzata per garantire l’assenza di microcistina, clostridium ed altre tossine.
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